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 Le condizioni per vivere in terra non islamica

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Usama Abul Asad



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MessaggioOggetto: Le condizioni per vivere in terra non islamica   Gio Feb 17, 2011 12:16 am

Le condizioni per poter vivere in un paese non musulmano:



Per poter proteggere il suo status di musulmano, l’individuo deve poter difendere se stesso e la sua religione. Per poter far questo deve, il musulmano, possedere scienza e fede, oltre ad una grande forza per poter garantire stabilità alla propria religione senza rincorrere nel rischio di deviazioni dovute alla mancanza di conoscenza o di debolezza nella fede e deve essere implicita l’inimicizia verso i miscredenti rimanendo lontani dall’affezionarsi e il penarsi per loro in quanto questi sentimenti posso provocare delle contravvenzioni nella fede.



Dice Allah: 22. Non troverai alcuno, tra la gente che crede in Allah e nell'Ultimo Giorno, che sia amico di coloro che si oppongono ad Allah e al Suo Inviato, fossero anche i loro padri, i loro figli, i loro fratelli o appartenessero al loro clan. Egli ha impresso la fede nei loro cuori e li ha rafforzati con uno spirito proveniente da Lui. Li farà entrare nei Giardini dove scorrono i ruscelli, in cui rimarranno in perpetuo. Allah si compiace di loro e loro si compiacciono di Lui. Essi sono il partito di Allah. Ebbene, il partito di Allah non è forse quello di coloro che trionferanno? (al mujadalah)



Dice Allah: 51 O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro .

In verità Allah non guida un popolo di ingiusti.

52 Vedrai quelli che hanno una malattia nel cuore correre verso di loro dicendo: «Temiamo un rovescio del destino». Ma se Allah darà la vittoria o un ordine da parte Sua, eccoli rimpiangere i loro pensieri segreti. (al ma’eda)



E disse il Profeta, che la benedizione e la pace siano su di lui, “Chi ama un popolo (di conseguenza) è uno di loro, e l’uomo sta con chi ama”



L’amore per i nemici di Allah è una grande minaccia per il musulmano in quanto l’amicizia comporta all’approvazione delle loro azioni e il musulmano seguendolo non denuncerebbe il male che fa per questo il Profeta, che la benedizione e la pace siano su di lui, dice: “Chi ama un popolo (di conseguenza) è uno di loro”



La seconda condizione: il musulmano deve essere in grado di applicare la sua religione nel posto in cui si trova secondo i riti islamici senza alcuna restrizione, perciò non deve essergli vietato di eseguire la preghiera, il Venerdì, il raggruppamento per le preghiere, se c’è la possibilità di fare la preghiera di gruppo e chi possa tenere la preghiera del Venerdì.

Non possono esserci restrizioni per quanto riguarda la Zakat, il digiuno, il pellegrinaggio e tutti gli altri riti religiosi. Se non avesse le possibilità di fare ciò, allora non gli è lecito rimanere dove è emigrato

Dice l’Altissimo: “Gli angeli, quando faranno morire coloro che furono ingiusti nei loro stessi confronti, diranno: " Qual era la vostra condizione?" Risponderanno: "Siamo stati oppressi sulla terra". [Allora gli angeli] diranno: "La terra di Allah non era abbastanza vasta da permettervi di emigrare?". Ecco coloro che avranno l'Inferno per dimora. Qual tristo rifugio”.



E questa minaccia indica un obbligo. Quest’obbligo è l’applicare la propria religione per chi naturalmente ne ha la possibilità.

La migrazione per necessità è obbligatoria.



Una volta che si completano queste due condizioni basilari, ci sono altri punti da applicare per coloro che vivranno in Dar al Kufr:



Il primo punto: la da’wah, ovvero l’invito all’islam, e lo stimolare all’islam e questo è un tipo di jihad ed è un obbligo per tutti coloro che ne hanno la possibilità, a condizione che, per adempiere alla da’wah, non ci siano impedimenti e che ci sia chi ascolta, perché l’invito all’islam è un obbligo religioso per tutti ed è la via del Messaggeri e così ci ordinò il Profeta (saas) di annunciare di lui in tutte le epoche e in tutti i posti e disse (saas): “Parlate di me, anche di un solo versetto”



Il secondo punto: si devono studiare i miscredenti per renderli coscienti della corruzione dei loro principi e dello sviamento nel loro credo, la dissolutezza della loro morale e l’anarchia comportamentale; questo per avvertire la gente dell’inganno in cui sono e per palesare agli interessati la loro condizione. Anche questo stile di vita è un tipo di jihad classificato nell’avvertire dalla miscredenza e la sua gente insieme al risveglio nell’islàm e sotto la sua guida in quanto la corruzione (la nullità) della miscredenza sono la prova dell’integrità dell’islàm come si è detto: se non riesce nel suo intento di fermare ciò che si diffonde in loro e avvertirli da esso, allora, non vi è utilità nella sua permanenza, e se il suo intento riesce ma con un male maggiore come per esempio affrontare le sue azioni con l'insultare l'islam e il messaggero dell'islam e gli imam dell'islam, allora ci si deve fermare per le parole dell’Altissimo “Non insultate coloro che essi invocano all'infuori di Allah, ché non insultino Allah per ostilità e ignoranza . Abbiamo reso belle, [agli occhi di ogni comunità], le loro proprie azioni. Ritorneranno poi verso il loro Signore ed Egli li renderà edotti sul loro comportamento.” (il bestiame:108)



Il terzo punto : per la permanenza lo Stato islamico deve tessere delle relazioni con lo Stato miscredente; le Ambasciate dovrebbero regolare la permanenza, per esempio l’addetto alla cultura dovrebbe seguire gli studenti nelle loro esigenze, controllarli e sostenerli nella loro educazione religiosa e nella loro educazione comportamentale, così che la sua permanenza possa essere un grande bene per evitare grandi mali.



Il quarto punto: la permanenza è ammissibile quanto c’è necessità come per il commercio o la cura, quindi la permanenza è relativa alla necessità e i sapienti hanno fatto notare la lecità di andare in terre non musulmane per motivi di commercio, basandosi su comportamenti analoghi fatti da alcuni compagni del Profeta.



Il quinto punto: è stare per motivi di studio, ed è uguale a ciò citato prima, è permanenza per bisogno, ma è più pericolosa e con effetti più devastanti sui principi religiosi e la spiritualità della persona in quanto lo studente proverà dei sentimenti di legame con la gente del suo rango e i suoi insegnanti, fino ad ammirarli e convincersi della loro innocenza, dei loro pensieri e comportamenti così da imitarli tranne coloro che Allah vuole e questi sono pochi. Lo studente sente magari di doversi guadagnare i favori degli insegnanti e li lusingano per quello che fanno nello sviamento e nella deviazione. Lo studente, nel luogo dove apprende, ha dei compagni dai quali prenderà amici che amerà e sui quali si appoggerà e acquisirà. Per la pericolosità di questo punto è compito imparare più di quanto detto fino ad ora e mettere altre condizioni:



1) Lo studente deve essere maturo e intelligente così da distinguere ciò che va bene e ciò che fa male e che possa avere lo sguardo a delle prospettive longeve, mentre i più piccoli d’età e coloro che hanno un intelligenza ridotta sono in grande pericolo per quanto riguarda la religione, il comportamento così come ne è stato e ne è testimone ciò che avviene. Molti di questi che sono stati inviati sono tornati senza quello che avevano alla partenza tornando deviati nella religione, nel educazione, nel comportamento così diventa per loro e per la loro società un male per questi aspetti per quello che gli è stato insegnato e del quale sono stati spettatori. L’esempio chi invia questi è come l’esempio di chi manda le pecore a dei cani feriti.

2) Lo studente deve avere conoscenza sciaraitica a sufficienza da distinguere tra la verità e la falsità, combattere la falsità con la verità affinché non venga ingannato da ciò su cui si trovano di falso al punto di dubitare che è vero o che rimanga confuso o che pensa che sia impossibile difendersi così da rimanere perplesso o che segua la falsità. E nell’invocazione trasmessa “Oh Allah mostrami il vero, vero e graziami nell’esserne seguace; e mostrami il falso, falso e graziami nell’evitarlo, e non mi lasciare perplesso a proposito così da non sviare”



3) Lo studente deve avere una religiosità che lo protegge, delle barricate contro la miscredenza e l’immoralità, chi è debole religiosamente non resisterà, tranne se lo vorrà Allah, e questo è dovuto alla forza degli attaccanti e alla debolezza dei difensori. Le cause della miscredenza e delle immoralità, di la, sono forti, tante e diversificate così che se trova un cliente debole fa quello che vuole fare.



4) La necessità della Conoscenza per la quale permane deve essere una conoscenza utile per gli interessi dei musulmani e che non c’è nei paesi di loro provenienza, perciò se è una conoscenza che non fa gli interessi dei musulmani o che è presente nei nelle scuole paesi islamici allora non è consentito rimanere a causa dei pericoli che corre la religiosità e l’educazione e lo spreco dei beni senza nessuna utilità.



5) Più pericolosa e grave di qualsiasi altra è la permanenza per residenza per le deviazioni e la completa mescolanza con il popolo della miscredenza e per il sentimento di cittadinanza e per l’affetto nazionale a cui viene portato, la fedeltà, così da aumentare il nero dei miscredenti (aumentarli nello sviamento) e viene educato in mezzo alla gente della miscredenza, così da assumere la loro educazione e i loro usi ed è possibile che li copino anche nei principi (aqidah) e nell’adorazione, per questo è venuto in un detto del Profeta (sallallahu ‘alayhi wa sallam) “chi si mescola con il miscredente e ci abita assieme è uno di loro”

E questo detto, anche se nella trasmissione è debole, da l’opinione che l’abitare porta a dei problemi, e da qays bina bi hazem, da jarir bin abd allah, che allah si compiaccia di lui, il profeta, sallallahu ‘alaihi wa sallam, disse: “io disapprovo qualsiasi musulmano che viva insieme ai miscredenti, dissero oh messaggero di Allah e perché? Disse: non immaginate i due fuochi.

E come può un fedele stare tranquillo in terre non islamiche, dove sono diffuse pratiche non islamiche, e dove il governo non è quello che vuole e il suo messaggero, egli vede ciò con i suoi occhi e lo sente con le sue orecchie e lo accetta! Addirittura si rende cittadino di quegli stati abitandoci e portandoci la sua famiglia come fosse un paese islamico, malgrado il grande pericolo che incombe su di lui e la sua famiglia.
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Usama Abul Asad



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MessaggioOggetto: Re: Le condizioni per vivere in terra non islamica   Gio Feb 17, 2011 12:29 am

مجموعة فتاوى ابن عثيمين - فتوى رقم 388 مجموع فتاوى الشيخ ج3/ 25-30

majmu'at fatawa ibn uthaimin - fatwa n. 388 majmu' fatawi al shaikh
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